Evernote è stato il primo posto dove ho messo qualcosa che non volevo perdere. Per molti è ancora l'unico: c'è chi ci tiene dentro quindici anni di vita — ricevute, biglietti aerei, appunti di riunioni di aziende che non esistono più. Quel peso non è un difetto: è la prova che ha funzionato.
Quindi mettiamo subito in chiaro una cosa: non ho costruito Itomori perché Evernote sia fatto male. L'ho costruito perché parte da una domanda che a me costava care le idee. Qui provo a spiegare quale, cosa cambia in pratica, e soprattutto in quali casi ti conviene non cambiare app.
Cosa Evernote fa meglio di Itomori
Comincio da qui, perché è la parte che di solito questi articoli saltano.
Evernote è un archivio, e come archivio è molto più capace. Ritaglia pagine web con un clic e te le conserva com'erano. Ci metti dentro PDF, fotografie, scansioni, e li ritrova cercando anche il testo dentro le immagini. Regge allegati, taccuini condivisi con un gruppo, un'app desktop matura, vent'anni di stratificazione. Se il tuo problema è conservare documenti e ritrovarli fra dieci anni, Itomori non è nemmeno in gara — e non ci proverà.
La domanda che fa perdere il pensiero
Il modello di Evernote nasce da un mobile d'ufficio: taccuini, cioè cassetti. Ogni volta che salvi qualcosa, prima di salvarlo, devi rispondere a una domanda: in quale taccuino lo metto?
Sembra una micro-decisione. Non lo è, per due motivi.
Il primo è che arriva nel momento più fragile. Un pensiero appena nato dura pochi secondi. Se in quei secondi ti chiedo di classificarlo, ti ho spostato dall'avere l'idea al catalogarla — due attività diverse, e la seconda spegne la prima. Guidando, camminando, in fila alla posta, quella domanda basta a farti dire «poi lo scrivo». Poi non lo scrivi.
Il secondo è che la risposta giusta non esiste. Un appunto su un progetto con un cliente del settore vino va in «Progetti», «Clienti» o «Vino»? Qualunque cassetto scegli oggi, fra tre mesi lo cercherai nell'altro. È lo stesso difetto delle cartelle, di cui ho scritto per esteso: ti obbligano a indovinare oggi dove cercherai domani.
Quanto costa Evernote, e quanto costa Itomori
È la domanda che tutti fanno per prima, e la risposta più utile non sta nel prezzo dei piani a pagamento: sta in cosa puoi fare senza pagare.
| Piano gratuito | Evernote | Itomori |
|---|---|---|
| Numero di note | 50 | illimitate |
| Taccuini / cartelle | 1 | non esistono, per scelta |
| Dispositivi sincronizzati | 1 | tutti |
| Note vocali trascritte | — | incluse |
| Carta di credito | non serve | non serve |
Cinquanta note e un dispositivo solo: è un piano gratuito pensato come vetrina, non come posto dove stare. Il piano gratuito di Itomori è gratuito per sempre, e soprattutto non mette un tetto al numero di note — perché limitare le note significa punire proprio chi sta trovando valore nello strumento.
Sui piani a pagamento, Evernote parte da 12,99 € al mese per il piano Starter e arriva a 21,99 € al mese per l'Advanced, con lo sconto consueto se paghi un anno in anticipo. Cifre che per un archivio ben tenuto possono valere benissimo la spesa — ma che vanno confrontate con quello che ti serve davvero, non con la colonna delle funzioni più lunga.
I prezzi e i limiti indicati sono riferiti alla data di pubblicazione di questo articolo: entrambi cambiano, e conviene sempre controllare sul sito ufficiale.
Da dove sono partito io: dalla voce
Itomori nasce dall'altra estremità del problema. Non da «dove lo metto», ma da quanto ci metto a dirlo. Apri, premi, parli trenta secondi, chiudi. Nessun campo da compilare, nessun cassetto da scegliere, nessun titolo da inventare: il titolo lo scrive lui dopo, leggendo quello che hai detto.
È una differenza di mestiere, non di funzioni. Evernote ti chiede di archiviare bene. Itomori ti chiede solo di non perdere il pensiero, e si prende lui il resto: trascrive, dà un titolo, riassume, estrae i punti e le cose da fare.
Ritrovare senza ricordare
La domanda ovvia è: se non metto niente in ordine, come ritrovo le cose?
Con un archivio a cassetti, per ritrovare devi ricordarti come l'avevi chiamato e dove l'avevi messo. Ma se ricordassi già entrambe le cose, non avresti bisogno di cercarlo.
Itomori cerca per significato. Chiedi «cosa avevo detto sul prezzo» e trova la nota in cui parlavi di «quanto farlo pagare», che non contiene la parola «prezzo» da nessuna parte. E in fondo a ogni nota trovi le altre che ne parlano, senza che tu abbia messo un'etichetta: il filo lo intreccia lui. È lo stesso motivo per cui i tag qui non sono etichette da scegliere.
Dalle note ai contenuti, senza ricopiare
C'è un terzo pezzo che in un archivio non esiste proprio, ed è quello che uso di più. Da una nota — anche da una dettata a voce mentre guidavo — chiedo un post, un'email, una bozza di articolo o una traccia per parlare, e in una quindicina di secondi ho un testo scritto con le mie parole, non con quelle di un'AI qualunque.
È il terzo gesto del metodo delle 3C: cattura, connetti, crea. Un archivio si ferma al primo.
Dove stanno i tuoi dati
Per chi lavora in Italia è una domanda pratica, non ideologica. Itomori è ospitato in Europa: il database sta a Francoforte e gli audio su object storage europeo. È nato in italiano — non è un prodotto americano tradotto — e le trascrizioni funzionano sulla lingua che parli davvero, con i nomi e i modi di dire che usi.
Cosa Itomori non fa, e cosa arriverà
Per essere utile, questo confronto deve dire anche dove conviene restare dove sei.
Non ci sono cartelle né taccuini, e non è una funzione mancante: è una scelta — l'ho spiegata per esteso, ed è quella su cui il prodotto sta in piedi. Se il tuo modo di lavorare si regge su una gerarchia curata a mano, Itomori ti sembrerà disordinato.
Non è un archivio di documenti. Niente ritaglio di pagine web, niente scansione di ricevute, niente ricerca dentro i PDF. Se cerchi il posto dove tenere le fatture del 2019, non è questo.
Le note condivise non ci sono ancora, ma arriveranno: oggi Itomori è un secondo cervello personale, e il lavoro a più mani è la direzione naturale.
Come portare le tue note da Evernote
Qui devo essere preciso, perché è il punto dove questi articoli di solito promettono troppo. Oggi Itomori importa .md, .txt e .docx; l'importazione diretta dei file .enex di Evernote è in lavorazione. Nel frattempo da Evernote la strada passa da un'esportazione e da una conversione.
Ed è anche il motivo per cui non ti consiglio di traslocare tutto, nemmeno quando quella importazione ci sarà. Il mio suggerimento è l'opposto: lascia il tuo archivio dov'è e prova Itomori per un paio di settimane solo sulle idee nuove, quelle che oggi non salvi da nessuna parte perché catturarle costa troppo. Se dopo due settimane ti accorgi che è lì che finiscono i pensieri che contano, il trasloco lo decidi allora — con dati veri, non con una promessa.
Evernote o Itomori: come scegliere
Resta su Evernote se il tuo problema è conservare: documenti, ritagli, scansioni, allegati, materiale condiviso con un gruppo, un archivio che deve durare decenni ed essere consultabile per parola esatta.
Prova Itomori se il tuo problema è non perdere: idee che arrivano in macchina o camminando, riunioni da trascrivere, pensieri sparsi che vorresti ritrovare collegati fra loro e trasformare in qualcosa di scritto.
E se le due cose convivono — succede spesso — non c'è niente di male a tenerle entrambe: l'archivio da una parte, il posto dove pensi dall'altra.
Due mestieri diversi
Non credo che Itomori sostituisca Evernote, e non l'ho costruito per quello. Sono due strumenti che rispondono a due domande diverse: dove conservo questa cosa? contro come faccio a non perdere questo pensiero?
Se la prima domanda è la tua, resta dove sei: sei nel posto giusto. Se invece ti capita spesso di avere un'idea in macchina e di ritrovartela svanita al semaforo dopo, allora il problema che ho provato a risolvere è il tuo.
